Carissimi,
il costante evolversi delle cose in campo di chirurgia protesica
di anca e di ginocchio ci ha portato due anni or sono ad esplorare
“Le nuove frontiere”.
Partendo da queste abbiamo in questi anni, ognuno per sé, continuato
ad addentrarci in tematiche, tecniche ed argomentazioni sempre più
innovative ed affascinanti.
Tra queste non v’è dubbio che la mininvasività
ha svolto un ruolo preminente nell’interesse collettivo ed è
divenuta oramai un atteggiamento mentale che va divulgandosi sempre
di più, assumendo nel tempo un significato sempre più
complesso e globale.
Si rischia tuttavia di sentirsi disorientati ed ancor peggio di abbandonare
la strada principale per addentrarci in piccoli sentieri fatti di
esperienze, capacità e risultati del tutto personali e spesso
difficilmente riproducibili.
Per questo, cercando di non farci trascinare da facili entusiasmi
di tendenza, ho voluto ancora una volta proporre un incontro che ci
dia la consapevolezza di dove ci troviamo, di quali traguardi, riproducibili
da molti, sono stati raggiunti e se questi sono e resteranno patrimonio
delle capacità di pochi o potranno mai diventare bagaglio di
tutti.
Ancora in questa edizione correrò il rischio della impopolarità
limitando il numero delle relazioni a vantaggio di ampie sedute di
discussione e confronto tra la platea e chi è definito, si
definisce o si sente esperto di questi argomenti, il tutto sotto la
guida di persone del tutto imparziali.
Infine l’anomala co-presidenza onoraria di due illustri accademici
quali il Prof. Lamberto Perugia e il Prof. Francesco Pipino dalla
quale non avrei mai potuto prescindere per l’affetto e la riconoscenza
che mi lega al primo e per l’impossibilità di parlare
di mininvasività senza che il pensiero corra al secondo.
Spero che Roma faccia come di solito da giusta cornice ad un evento
che mi auguro possa suscitare l’interesse di tutti coloro che
ritengono opportuno verificare quanto divario esiste tra progresso
e moda per poter assicurare ai pazienti risultati non solo più
affidabili e duraturi nel tempo ma ottenuti con danni biologici sempre
minori e recuperi funzionali sempre più rapidi.
Francesco Falez